Il telelavoro

Telelavoro

La forma flessibile di impiego, prevista dal contratto di telelavoro, offre diversi vantaggi: le persone possono lavorare comodamente dalla propria abitazione, da un telecentro o da luoghi diversi, tramite un computer collegato all’impresa da cui si dipende o si collabora.
In questo modo le organizzazioni godranno, oltre che di un vantaggio economico, della maggior creatività e produttività di dipendenti più motivati, poiché liberi di gestire il proprio lavoro autonomamente.

Inoltre, essi saranno agevolati anche nel conciliare lavoro e famiglia.
Senza contare la grande opportunità offerta ai disabili, che non dovranno affrontare, in questo modo, nessuno spostamento.

Non ultimo, il fattore ambientale: diminuzione di traffico e inquinamento.
L’accordo-quadro europeo sul telelavoro del 16 luglio 2002 stabilisce alcune regole fondamentali.

- Il telelavoro è definito una forma di organizzazione e/o di svolgimento della prestazione lavorativa, che si avvale delle tecnologie dell’informazione nell’ambito di un contratto, o rapporto di lavoro, nel quale l’attività lavorativa viene svolta al di fuori dei locali di proprietà dell’impresa (art 1).

- Gli strumenti necessari allo svolgimento del telelavoro sono messi a disposizione del datore di lavoro, il quale è tenuto a curarne installazione e manutenzione (art. 6). Questi, inoltre, deve adottare anche gli strumenti utili alla sicurezza dei dati trattati ed elaborati (art. 4), ed alla tutela della salute del lavoratore (art.7).

- Il ricorso al telelavoro è rimesso alla volontà del lavoratore e del datore di lavoro, i quali sono liberi di richiederlo. Il rifiuto del lavoratore non costituisce motivo di risoluzione del rapporto (art.2).

- Nell’ambito della legislazione dei contratti collettivi e delle direttive aziendali applicabili, il telelavoratore gestisce l’organizzazione del proprio tempo di lavoro (art.8).

 
 
 
 
 

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